Esco a fare una passeggiata, poi torno.
Era il 17 Giugno 2025. Volevo sentire quella sensazione che ti dà l’acqua torrenziale…
Cammina cammina, vado dapprima a Caravaggio, poi a Morengo… ma sì, faccio un pezzo di Serio. Sbaglio strada e finisco in un cantiere enorme; non trovo la via d’uscita, capitombolo in un fossato pieno di rovi, rami secchi e spine. Mi ritrovo con le gambe piene di tagli, i pantaloni e i calzini invasi da pallini urticanti, che spero in cuor mio non siano zecche. Mi sento le ragnatele pure nelle mutande.
Giro intorno a ’sto cavolo di cantiere: niente. Chilometri sterminati di sabbia, polvere e pannelli metallici più alti di me — non che ci voglia molto.
Poi il gesto estremo: sono già mezza rovinata, sfromboliamo un altro po’ da quella parte, che mi sembra familiare. Finalmente ritrovo la strada e riprendo il cammino.
Arrivo a Grassobbio e qui mi fermano dei carabinieri, convinti che sia una donna in fuga da qualcuno. Mi riempiono di domande, con qualche battutina che potrebbero anche risparmiarsi, ma va bene così: due risate e si riprende il cammino.
Seriate. Mi fermo in un bar-ristorante, ordino due bottiglie d’acqua e un ginseng. La barista mi guarda come se fossi una pazza, ma mi accontenta. Chiedo dove sia il bagno ma, mezza rinco, sbaglio porta e finisco nello scantinato. Rinsavisco e azzecco finalmente la porta giusta.
Ora devo scegliere se piantarla e prendere il treno a Seriate oppure continuare a camminare fino a Bergamo.
Ovviamente proseguo.
Prendo il treno da lì.
Sulla tratta da Treviglio a Caravaggio c’è una ragazza in lacrime: ha quasi del tutto consumato il fazzoletto e nessuno sembra farci caso. Annunciano la mia fermata, ma prima di scendere le porgo un fazzoletto pulito. Mi ringrazia e sorride.
Gli ultimi chilometri hanno il sapore della vittoria… e della follia.
Insomma, tutto sommato, una bella giornata ordinaria.


Lascia un commento